domenica 5 giugno 2011

SONO STATA ISOLATA, DERISA E SCHERNITA

RagazzaDelusa Età: 19
Sono una ragazza di Milano che frequenta la quarta superiore. Studio in un Linguistico Progetto Erica quindi la mia classe è composta maggiormente da ragazze(17). Sono 3 anni che vengo completamente isolata, derisa e schernita.
Tutto iniziò per la compagnia che frequentavo, poichè le mie compagne non l'apprezzavano.
In seguito, avevano iniziato a deridermi per qualsiasi cosa potesse venirgli in mente: la musica che ascoltavo, l'aspetto fisico(a causa di ciò mi sono anche ammalata di bulimia nervosa), il mio modo di vestire, il mio modo di parlare o comportare, i miei voti,ecc...
Oltre alle cattiverie e alle risatine che subivo ogni giorno per 6 ore, sono stata vittima anche di scherzetti stupidi.
Per esempio,mi sono trovata i quaderni strappati, le cicche attaccate alla sedia e allo zaino oppure lanciate nei miei capelli(che ho dovuto tagliare) o attaccate al mio giubbotto, le caramelle ciucciate e poi infilate tra i miei libri, il diario nascosto fuori dalla finestra, ecc...
Insomma, la mia vita scolastica fino ad ora non è mai stata facile. Più volte ho denunciato il fatto ai professori e anche alla preside del mio istituto m nessuno mi ha mai dato aiuto.
Mi sono sempre sentita dire "Resisti, tanto dopo la quinta non le vedi più" oppure "magari sei tu che sbagli qualcosa con loro".
Ho provato e riprovato a mostrarmi disponibile nei loro confronti: ad esempio se qualcuno mi chiedeva in prestito una penna o il bianchetto, non mi sono mai rifiutata di prestarglieli, e se mi chiedevano i compiti o gli appunti per copiarli, glieli ho sempre passati. Mi è anche capitato di coprirle per vari motivi, ma la situazione non è mai migliorata.
Purtroppo è diventata sempre più dura da sostenere quell'atmosfera che si era creata. Ho iniziato a perdere concentrazione in classe, e ad aver la costante paura che al minimo errore potessi venir derisa dalle altre. Così i miei voti cominciarono pian piano a scendere, e io iniziai a chiedere ai miei genitori sempre più spesso di tenermi a casa perchè ero talmente in ansia di entrare in
classe che mi sentivo male( spesse volte al punto di avere mal di pancia o mal di testa fortissimi). 2 settimane fa ad una gita, le mie compagne mi hanno nuovamente e pesantemente aggredita (verbalmente) con la scusa delle numerose assenze che ho fatto e da quel giorno non mi sono più presentata a scuola perchè mi sono sentita male per via dell'ansia che mi hanno causato. Ho informato la preside, chiedendole nuovamente aiuto, ma lei niente, ha dato nuovamente la colpa a me. Mi ha detto di finire la scuola e se proprio ci tenevo, di cambiare scuola l'anno prossimo. La preside non mi ha concesso di ritirarmi dalla scuola ma io non me la sono sentita di rientrare in quelle mura e non ho più frequentato quindi ora io sono soltanto un'alunna assente e come conseguenza di ciò la preside mi ha rimosso dal programma(a cui tenevo moltissimo) degli studenti che in estate svolgono gli stage lavorativi nelle aziende. E quindi, alla fine di tutte le mie sofferenze, l'unica punita sono stata io! Infatti sono stata avvisata che con queste assenze verrò bocciata (nonostante avessi dovuto avere la media del 7 e tre esami da fare a settembre) a priori perchè ho superato i 50 giorni della legge Gelmini. E la cosa che mi delude maggiormente è che se qualcuno avesse provveduto a me prima, forse non sarei arrivata a questo punto oggi. Ma ora capisco perchè si sentono al tg così tante storie di ragazze/i che si suicidano, dove nessuno aveva provveduto per evitarlo.

SUBISCO LA BRUTALITA' DEI MIEI AMICI

Sara Età: 16
Sono una ragazza che fin dai primi anni ha sempre mostrato un profondo interesse per tutto ciò che riguardasse l'arte e la poietica. Non mi era difficile studiare o ragionare di cose complesse,la mia mamma era sempre contenta quando i miei maestri le dicevano che qualsiasi direzione sua figlia avesse preso,sarebbe potuta arrivare a grandi risultati senza il minimo sforzo.
Grazie a questo tipo di indole avevo molto tempo libero: lo passavo volentieri
con gli amici,a ridere e giocare all'aperto.
Adoravo le persone. Mi piaceva molto stare in compagnia,amavo gli animali ed
ero felice in qualsivoglia momento ricreativo,anche solo durante la mattina passata con la mia famiglia o il pomeriggio a giocare con mio fratello.
Non ho mai avuto problemi con i miei compagni,finchè non mi sono iscritta al liceo classico.
Fin da subito ho notato una situazione paradossale. Era come...se qualcosa non andasse. Reagivano in maniera diversa alle situazioni a cui ero abituata,avevano un diverso modo di pensare. La quasi totalità delle ragazze si vestiva con magliette molto corte e che lasciavano intravedere i seni,si truccava molto e fumava spesso,anche durante il cambio dell'ora,beveva tutti i
weekend fino ad ubriacarsi. Molti ragazzi facevano uso di droga leggera. Ma quello che mi ha lasciato perplessa non è stato tanto questo,quanto la più totale assenza di sentimento e pietà umani...da parte della maggior parte.
Ho visto i miei stessi compagni deridere e prendere in giro una signora anziana che camminava per strada con le stampelle,gioire degli infortuni (molto gravi) della nostra professoressa d'Inglese,che è sempre stata una signora gentile e disponibile,chiamare a casa l'anziana vedova di uno dei miei pochi compagni di classe che sembrano essere umani e chiedere se potevano parlare con il marito della stessa,sapendo che era morto.
Tempo fa lessi una frase: "la normalità assume la forma del contesto in cui vivi. Se vivi in un mondo di giusti,è normale che tu sia giusto",se vivi in un modo dove la brutalità fa da padrona...allora è anormale colui che non compie
azioni violente contro il prossimo.
Per quanto io amassi gli altri,non potevo permettermi tali cattiverie. Non volevo fumare. Non volevo drogarmi. Non volevo deturpare il mio cuore vedendo la faccia affranta dello sfortunato che avrei dovuto deridere.
Tuttavia erano i miei compagni di classe. Il fatto che non condividessi il loro comportamento non m'impediva di starci assieme,semplicemente rifiutavo quelli che a me sembravano comportamenti sbagliati,e non ho mai rinunciato a seguire i valori in cui credevo pur sentirmi parte del gruppo.
Ho forse sbagliato?
Forse.
Fino a quasi un anno fa sono vissuta in un clima di generale accettazione,fino a quando non ho cominciato a realizzare costumi teatrali. Era naturale che la mia passione per l'arte mi portasse a fare una cosa del genere,e a dirla tutta
ero anche piuttosto entusiasta di questa mia attività.
Mettevo spesso le foto dei miei lavori su facebook,talvolta indossando le mie
stesse creazioni,dato che li realizzavo usando le mie misure. Sono stata presto contattata da fotografi che volevano realizzare degli shooting con me come soggetto,ovviamente con il consenso dei genitori.
Nononostante io non mi reputi affatto una modella,mi è stato detto che i fotografi sarebbero stati entusiasti di scattare con me anche più di una volta.
Così è stato fatto.
La notizia si è diffusa presto in classe. Tra le ragazze,tra i ragazzi.
Alcune venivano a complimentarsi con me,altre bisbigliavano con le loro amiche e i loro amici.
Fu allora che successe.
Stavamo uscendo da scuola...quando sono stata colpita da un mio compagno con calci molto forti alla schiena,che al tempo mi lasciarono vari lividi. Sentivo
la mia cassa toracica rimbombare.
La violenza di quei colpi era tale che dopo i primi non ho potuto trattenere le lacrime per via del dolore...
Alcuni dei ragazzi che gli stavano attorno gli dicevano di smetterla,tuttavia si è fermato solo quando mi ha visto in lacrime.
Se ne è andato senza una parola,bisbigliando che non gl'importava niente di quello che aveva fatto,e che non gl'importava nemmeno di me,tanto ero una persona strana.
Non ho avuto mai il coraggio di raccontare quest'esperienza ai miei genitori,e l'ho detto solo ad amici molto stretti.
Nonostante i lividi e il dolore,decisi di lasciare la faccenda in sospeso...tanto ero curiosa di sapere il perchè di quella aggressione nata di punto in bianco. Quando glielo chiesi,non ne volle parlare. Era tutto così strano. Tutto sembrava perfettamente normale.
Indecisa sul da farsi,mi accorsi che nel frattempo le due ragazze di fronte a me avevano cominciato a rispondermi male.
Quando chiamai per nome una delle due (e le chiamavo molto raramente) per chiedere una gomma,dato che avevo visto che non stava parlando con nessuno e stava semplicemente leggendo,si girò e mi disse "Che ***** vuoi."
Ci rimasi talmente male che la domanda mi morì in gola.
Anche le mie compagne di banco rimasero talmente tanto sorprese che non poterono fare altro che rimanere con gli occhi sgranati,senza spiccicare parola.
Cominciai ad essere insultata senza motivo. Mi veniva detto di tutto: che ero stupida,che ero brutta,che ero strana perchè avevo un hobby strano,che ero asociale,che facevo schifo,che era meglio se fossi morta.
Mi sono arrivate,certe volte in tono cantilenante,certe volte in tono serio,minacce di morte come "Ti taglio la gola" da parte della componente maschile.
I miei amici non riuscivano a credere alle loro orecchie. Mi chiedevano se avessi fatto qualcosa per provocare tutta questa violenza,io gli rispondevo che non avevo potuto farlo in nessun modo,in quanto mi limitavo a seguire la lezione e chiaccherare ogni tanto del più e del meno tra una lezione e l'altra. Non li frequentavo dopo scuola,nè mai li avevo incontrati in giro per la mia città.
Tutti mi dicevano di lasciar perdere o di parlare col preside.
Ma chi denunciavo al preside? Chi? Quasi un'intera classe?
E che cosa avrebbe potuto fare il preside contro di loro...contro i loro genitori,tutti molto "fieri" dei loro figli prodigio che frequentavano un liceo così prestigioso?
Continuavano ad arrivarmi insulti. Continuavo ad essere trattata male. Ora anche un mio compagno che all'inizio sembrava mio amico aveva cominciato a fracassarmi libri,penne e quaderni,e mentre lo faceva gli altri ridevano.
Quando chiedevo spiegazioni,nessuno sapeva risponderm. O mi rispondevano insultandomi.
Non riesco più a dormire.
Mangio poco,pochissimo. Ho perso 3 kili,e ne pesavo appena 50 per l'1.70 di altezza che mi ritrovo. Quello che mangio voglio vomitarlo. Non voglio andare a scuola,adesso studio con difficoltà e controvoglia.
Non riesco a stare tranquilla,nemmeno a casa,nemmeno in vacanza. Ho paura di quando dovrò tornare a scuola.
La sera poggio la testa sulla scrivania senza fare niente.
Ho cominciato a bere volontariamente bevande andate a male,saponi.
Non importa quanti amici abbia fuori da scuola: per loro sono un'asociale. Non importa quanti ragazzi vogliano conoscermi,per loro sono brutta,e faccio schifo. Non importa che abbia la media più alta della classe o che frequenti ambienti di confronto e di dibattito,per loro sono stupida. Non importa che creare costumi teatrali sia una delle arti più belle e più caratteristiche d'Italia che ci rende famosi anche all'estero (Carnevale di Venezia,Viareggio),per loro è un hobby strano. Io stessa sono tutta strana,perchè non fumo,non bevo,non mi drogo,a scuola non mi trucco e non lascio intravedere i seni.
E' inutile appellarsi a valori che non esistono. Inutile appellarsi all'amore,alla pietà,all'amicizia. E' la brutalità ad essere la vera realtà.
E tu che gli vai contro, sei solo un condannato a morte.

mercoledì 4 maggio 2011

MIO FIGLIO SUBISCE MALTRATTAMENTI DALL'INSEGNANTE

davide Età: 49
..Ho un figlio di 11 anni che frequenta la prima media in una scuola in Campania. Il ragazzino è molto timido ed ha una grossa sensibilità. Purtroppo a scuola subisce l'arroganza di ragazzini più vivaci ma la cosa che più non riesco a digerire che c'è una insegnante che lo maltratta in modo cattivo e gratuito. Il comportamento di questa signora è uniforme con tutta la classe al punto che è temuta ed odiata da tutti compresi le varie colleghe della stessa. Questa situazione viene subita da mio figlio in modo particolare al punto che pregiudica il normale ciclo di apprendimento dello stesso il quale ha un vero e proprio terrore dell'insegnante. A causa di ciò ci siamo rivolti al preside e con tanto di certificazione medica attestante alcuni episodi di crisi di panico verificatisi sia in classe che durante le varie attività sportive che lo stesso effettua settimanalmente, ricevendo rassicurazioni in tal senso. Dopo alcune settimane siamo al punto di partenza mio figlio non poche volte ha pianto in classe proprio a causa di questa insegnante che non esita a maltrattarlo. Prima di informare l'Autorità Giudiziaria le chiedo come posso avviare il problema sopratutto come posso interloquire con mio figlio il quale non ne vuole proprio parlare. Sono un Brigadiere dei Carabinieri e mia moglie è casalinga.

MIA FIGLIA SUBISCE IL BULLISMO AL FEMMINILE

mamma sola 70 Età: 40
Chi scrive è una mamma arrabbiata..sono quasi due anni che lotto contro tre ragazzine che sono in classe con mia figlia....ho sempre pensato che questa era l'età della spensieratezza,del gioco pulito, dell'amicizia...e invece mi ritrovo qui impotente a non saper che fare,che dire a mia figlia,come aiutarla...riconosco che forse ho sbagliato a tirarla su buona,disponibile e altruista..trovo che ora vivrebbe meglio se avresse un po di cattiveria...queste tre ragazzine la insultano in continuazione ma il peggio è che raccontano in giro un sacco di bugie che la mettono pure in cattiva luce...istigano le altre compagne ad evitarla...morale...è sempre sola...durante la merenda a scuola,durante le attività e perfino ai compleanni..l'ultimo ,di un suo compagno, è durato ben 42 minuti poi l'ho portata via in lacrime...che rabbia che ho dentro!!!!Non riconosco questa generazione,mi sembra tirata su senza le buone regole della convivenza,senza conoscere il significato di rispetto e amore per il prossimo...vorrei tanto vedere mia figlia sorridere come una volta...una vita semplice e spensierata almeno ancora per un po...poi già la vita ti riserva mille sorprese...mille problemi...come aiutarla???Gli insegnanti hanno le mani legate..il preside crede che il bullismo a 10 anni non esiste...mi sento impotente

venerdì 19 novembre 2010

BULLISMO PSICOLOGICO DALLE COINQUILINE

Omega Età: 24
Salve, sono una studentessa di psicologia. Da qualche settimana mi trovo in una situazione che non trovo altro termine per definire se non bullismo psicologico, che avviene all'interno della mia abitazione, da parte delle mie coinquiline, dato che sono studentessa fuori sede. C'è una storia di qualche anno precedente allo scoppio che è avvenuto da poco tempo.
Quando entrai in casa cercarono tutte di legare con me e di coinvolgermi. Una di queste ragazze, come me, studia psicologia nella mia facoltà. Inizialmente andava tutto bene, ma dopo un po'di tempo senza alcun motivo apparente, ogni volta che mi trovavo in spazi condivisi con questa ragazza, lei si allontanava, evitava di parlare con me, e così facevano anche le altre, per un motivo che non sapevo definire. Dopo un po' di tempo mi accorsi che questo evitamento avveniva più o meno nel periodo di studio. Pensai che forse a questa persona desse fastidio che io avendo 3 anni in meno fossi più avanti nello studio, perchè oltre a evitarmi, lanciava delle sottili battute su alcune cose che mi riguardavano (il fatto che a volte mi fossi fatta firmare la presenza dalle amiche) e denigrandole davanti a me. In ogni caso in quel periodo andavo a chiedere spiegazioni sul suo comportamento, le chiedevo se le avessi fatto qualcosa, e quello che ricevevo era un no, un abbraccio, un ringraziamento sul fatto che avevo aperto il discorso e una dichiarazione di amicizia. Per poi tornare punto e a capo. Sono poi cominciati vari episodi paradossali: spesso con questa ragazza, M., si fissava di fare qualcosa insieme, ma puntualmente venivo a sapere che lei l'aveva già fatta per fatti suoi senza avvertirmi. Una terza ragazza, P., che mi sembrava un po'dipendente da M. e particolarmente fragile, spesso mi rimproverava di cose che non avevo fatto, quali il lasciare disordine, o il non lavare i piatti, cose di cui era responsabile M. la quale nonostante fosse presente non disse mai nulla negli episodi. Cominciai a trovare il comportamento di M. poco rispettoso nei confronti sia miei che delle altre. Per quanto riguardava me, io cercai di essere sempre disponibile, anche sul prestarle dei miei vestiti. Lei cominciò a entrare nella mia stanza, a prendere vestiti, a rovinarli senza avere la decenza di dirmelo. La musica a tutto volume con le porte aperte mentre. Lo spostare, o il buttar via le mie cose senza chiedere il permesso. In quel periodo in cui mi evitavano ci stetti malissimo, pensavo di aver fatto loro qualcosa, e scrissi sul mio diario per sfogarmi. Probabilmente qualcuna di loro trovò quelle pagine, ed M.le utilizzò davanti ad altre persone per farmi passare da persona falsa, che non dice le cose davanti, e che è cattiva (ovviamente lo sfogo era pieno di parolacce). Mi sono sentita sempre repressa con loro, perchè l'aggressività di M.mi spaventava, non riuscivo a dire le cose che non mi andavano bene, sentendomi dire da lei e dalla mamma che sono una persona arrivista perchè ero avanti nello studio, ed ho incassato. Nonostante ciò mi sono resa disponibile, feci ad M.delle traduzioni, la aiutai con gli esami, badai alcune volte a una persona molto vicina a lei che ha problemi di dipendenza. Ho assistito a situazioni estremamente violente che mi hanno lasciato un'impronta, sentendomi rimproverare nei giorni seguenti perchè avevo detto di non voler mai più vedere in casa cose del genere. Alla fine, dopo 3 anni di questi episodi, ho perso la pazienza, ho deciso di non reprimermi più ed ho detto a questa persona quello che pensavo di lei. La risposta di M. è stata che io sono la persona invadente, che io non so stare accanto alle persone perchè sono menefreghista (ovviamente la battutina sul fatto che io sarò un pessimo psicologo non poteva mancare), che ho le manie di persecuzione perchè credo che tutto ruoti attorno a me.
Nella stessa conversazione però mi faceva capire che seguiva le mie pagine internet e sapeva gli eventi che mi accadevano. Mi diceva che sentiva ogni cosa dalla mia camera, mi riferiva le parole, ma poi diceva che per lei non esistevo. Queste parole adesso non mi hanno ferita, perchè ho imparato a stare benissimo da sola. Inoltre mi dice che anche l'altra ragazza, P. pensa quelle stesse cose di me. Quello di cui mi accusava, era di non andare a chiedere spiegazioni. Io penso che se mi viene fatto un torto, debba essere lei a parlarne con me se ci tiene, perchè evidentemente lei ha un problema con me. Per questo sono stata accusata di essere menefreghista. E delle accuse su episodi che proprio avevano un altro significato e sono stati interpretati come invadenza. Mi ha chiesto di andarmene da casa.
Io non sono nella situazione di andarmene, ho una persona in famiglia che sta
morendo, e credo di non dover essere io ad andarmene di casa. Ho notato che M. è inoltre una persona che parla alle spalle. L'ho capito perchè anche con me parlava male di altre persone, di tutte le altre coinquiline, si vantava del fatto che le raccontassero storie dei loro problemi psicologici, e di tante altre cose in cui lei eccelleva rispetto agli altri. Le ho chiesto quindi di lasciarmi in pace, di non invadere i miei spazi e di evitare di fare battutine ad altre persone che non c'entrano nulla nei nostri screzi. Quello di cui ho paura è non tanto che si crei una situazione in cui vengo esclusa (ormai sono quasi abituata a non essere informata sulle cose che riguardano la casa e quindi tutte noi), quanto di una qualche ritorsione psicologica, che le battutine continuino, e fenomeni di questo tipo. Sono sempre stata una persona abbastanza forte, a livello psicologico. Ma in questo periodo mi sento molto abbattuta, come se non valessi niente, come se fossi inutile, come se non avessi niente da dare. Ciò nonostante ho creato una cerchia di amici al di fuori della casa, e degli altri interessi quali suonare in un gruppo musicale, che coltivo sempre fuori. Non so come reagire davanti a queste cose, che per me non dovrebbero neanche esistere. E probabilmente ho bisogno di sapere se mi sto sbagliando o meno nel modo di considerare questa situazione. Grazie.